La nostra disponibilità al dialogo è stata, è e sarà permanente.

 La nostra disponibilità al dialogo è stata, è e sarà permanente.

Stamattina il Presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, il vicepresidente, Oriol Junqueras, la Presidente del Parlament catalano, Carme Forcadell, e il Sindaco di Barcellona, Ada Colau, hanno inviato una lettera aperta al Primo Ministro spagnolo, Mariano Rajoy, e al Re di Spagna, Filippo VI, con la quale invitano ad aprire un dialogo per risolvere la crisi catalana.

Non si tratta di un gesto di debolezza, bensì della mossa politica più importante da qui al 1° Ottobre: se la Spagna continuerà sulla strada della repressione, tutto il peso delle conseguenze cadrà su di essa.

Qui sotto, per gli amici di #DiarioCatalano, il testo integrale della missiva.

 

«I conflitti politici si risolvono, nei sistemi democratici, attraverso proposte politiche che sono il frutto di negoziazioni e dialogo. Fra la Catalogna e lo Stato spagnolo esiste un evidente conflitto politico che viene da lontano e che abbiamo provato a risolvere con il massimo accordo e dialogo. Però la risposta è sempre stata negativa o con ribassi insostenibili. Quando il Tribunale Costituzionale ha cassato lo Statuto che precedentemente era stato votato dai parlamenti catalano e spagnolo e approvato in un referendum dai cittadini di Catalogna, si è andato a rompere il patto costituzionale del 1978. In seguito si sono formulate proposte come un patto fiscale, in linea con l’accordo economico di cui dispongono i Paesi Baschi o una consulta non vincolante per conoscere l’opinione dei catalani, però tutto è stato vano. Il “no” è stata la sola risposta.

 Questo conflitto, dopo aver provato tutte le vie precedenti, il Governo di Catalogna propone di risolverlo convocando un referendum d’autodeterminazione per il prossimo 1° di ottobre. Questo referendum non può contare, com’è noto a tutti, sull’accordo con lo Stato spagnolo, come sarebbe stato desiderabile e com’è stato richiesto reiteratamente da un’ampia rappresentanza dei parlamentari e della società catalana. In concreto, si è andati a costituire uno spazio chiamato “Patto Nazionale per il Referendum” che aspirava ad aprire un dialogo che alla fine tuttavia non è stato possibile. Di fatto, oggi la giustizia spagnola sta interrogando i responsabili di quel Patto, approvato dal Parlamento e mai invalidato dal Tribunale Costituzionale, come se si trattasse di un’attività illecita.

 Lungi dall’aprire la porta al dialogo, lo Stato spagnolo ha iniziato un’offensiva di repressione senza precedenti, nella quale è compresa la limitazione al diritto fondamentale alla libertà di espressione, impedendo atti pubblici e minacciando i mezzi di comunicazione, fino alla detenzione del 75% dei sindaci di Catalogna per essersi mostrati disposti a partecipare al referendum. Nel frattempo, ha presentato querele penali contro tutto il Governo di Catalogna e contro la maggioranza della segreteria del Parlamento, ha censurato il sito web informativo del referendum, ha proibito la diffusione d’informazione e pubblicità, ha politicizzato organismi che dovrebbero essere indipendenti, come il Tribunale Costituzionale o lo stesso Potere Giudiziale… Tutto ciò, malgrado il Codice Penale spagnolo confermi che convocare un referendum, anche senza che vi sia un accordo, no è mai un delitto.

 D’altro lato, il supporto della società catalana alla celebrazione di un referendum è indubitabile da tutti i punti di vista. I risultati elettorali lo confermano, così come le risoluzioni parlamentari e le mobilitazioni massive di ogni 11 settembre, che in maniera reiterata e dal 2012 muovono milioni di persone. Mobilitazioni sempre pacifiche e conviviali.

 E’ per questo che vogliamo fare un nuovo appello al dialogo al Governo spagnolo, e in particolare al suo presidente, Signor Mariano Rajoy. Un appello al dialogo per affrontare in quale modo ci si possa mettere d’accordo affinché i catalani celebrino il referendum. Un dialogo aperto, senza condizioni. Un dialogo politico, forte della legittimità che ognuno rappresenta, per rendere possibile ciò che in democrazia non è mai un problema né ancor meno un delitto: ascoltare la voce della cittadinanza.

 Ci rivolgiamo, in questo senso, al presidente Mariano Rajoy e ne inviamo una copia al capo dello Stato, Sua Maestà il Re Filippo VI, affinché comprenda che non dialogare è incompatibile con la risoluzione dei problemi.

 La nostra disponibilità al dialogo è stata, è e sarà permanente.

 Cordialmente»