¿Viva la muerte?

¿Viva la muerte?

In Europa ci si pongono domande sulla crisi ispano-catalana e sull’opportunità che il governo di Madrid si decida ad affrontarla con strumenti propri della politica e non della magistratura o delle forze armate.
In Spagna, per contro, le cose vanno un po’ diversamente. Qualche esempio.

Durante la Settimana Santa appena conclusa, quattro ministri madrileni (Difesa, María Dolores de Cospedal, Interni, Juan Ignacio Zoido, Educazione Cultura e Sport, Iñigo Méndez de Vigo, Giustizia, Rafael Catalá), hanno partecipato alla consueta cerimonia in cui i legionari spagnoli sorreggono la Croce di Cristo; durante l’atto pubblico, i ministri hanno intonato l’inno della Legione. Questo corpo, fondato quasi un secolo fa, negli anni bui della Spagna illiberale, ha avuto Francisco Franco fra i suoi principali esponenti militari e, proprio a sostegno dell’alzamiento franchista, la Legione si è distinta durante la Guerra Civile Spagnola. La “mistica” che permea l’ideologia militare del legionario è incentrata attorno alla morte e al combattimento come compagni del soldato, senza i quali la Legione non avrebbe senso: pronti a combattere e a morire, dunque, e forse desiderosi di compiere entrambe le cose, verrebbe da pensare. Non esattamente una visione matura, razionale, disincantata e laica dell’esperienza militare, insomma.

José Manuel Villegas, segretario generale di Ciutadans, la formazione pseudo liberale ormai pienamente schierata a favore delle tesi più radicali e nazionaliste del suprematismo spagnolista (ad esempio la formazione di classi etniche in Catalogna, da costituire su basi linguistiche), ha detto che sarebbe legittimo discutere della possibilità di illegalizzare le associazioni che difendono valori contrari a quelli della Costituzione del 1978. Pur dichiarandosi “a favore della libertà di pensiero”, ha precisato.
Fin qui, la notizia potrebbe sembrare di poco conto. Se non fosse che tutto è nato dalla richiesta del Partito Socialista Spagnolo (PSOE) di mettere fuori legge la Fondazione Francisco Franco, che riceve peraltro fondi pubblici, dopo che, negli scorsi giorni, essa aveva celebrato la vittoria franchista, compiutasi il 1° aprile del 1939, come “giusta e meritata”. Villegas, però, cogliendo lo spunto offerto dai socialisti, si è spinto più in là, tirando in ballo le organizzazioni soberaniste catalane Omnium e ANC, paragonandole alla citata Fondazione Francisco Franco. Secondo il segretario generale di Ciutadans, dunque, gli indipendentisti catalani starebbero sullo stesso piano di chi, per quasi quarant’anni, ha esercitato un dominio dittatoriale su buona parte della Penisola iberica.

E’ la Spagna del XXI secolo, bellezza. Non 2018, e nemmeno 1978: direttamente 1938: ¡Una, Grande y Libre!

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